Modifica della proposta del Piano Regionale Gestione dei Rifiuti Urbani

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RICHIESTE DI MODIFICA DELLA PROPOSTA DI P.R.G.R.U. ADOTTATA CON D.G.R. N. 1482 DEL 02.8.2018.

 

Con riferimento alla proposta di PRGRU in oggetto, il Comune di Lizzanello, il Comune di San Donato di Lecce, il Comune di San Cesario di Lecce e il Comune di Lequile, il Comune di Castrì di Lecce ed il Comune di Vernole, in persona dei rispettivi Sindaci p.t., evidenziano e chiedono quanto segue.

  1. Da decenni i cittadini dei sopradetti comuni ed in particolare dei Comuni di Lizzanello, San Donato di Lecce, San Cesario di Lecce e Lequile sono costretti a subire pesantemente gli effetti negativi di decisioni altrui in ordine alla localizzazione di impianti industriali per lo smaltimento e/o il trattamento di rifiuti, altamente impattanti, collocati immediatamente a ridosso del proprio confine territoriale e talvolta a poche centinaia di metri dagli abitati urbani con gravissime ripercussioni peggiorative sulla qualità della loro vita quotidiana e sulle prospettive del loro miglioramento per il futuro (ex SASPI e, attualmente, le discariche e gli impianti di trattamento di rifiuti ubicati nel territorio del Comune di Cavallino e a servizio di una vastissima area della provincia di Lecce).

L’allarme sociale che deriva da tale fenomeno diventa periodicamente ancora più forte ed insostenibile in quanto, nel contiguo territorio di Cavallino, vengono ripetutamente instaurati procedimenti volti alla realizzazione, in prossimità dei territori di Lizzanello, San Donato di Lecce, San Cesario di Lecce e Lequile, di nuovi impianti che producono effetti negativi sull’ambiente e sulla salute umana (vedi impianto sperimentale di trattamento dell’amianto, impianto complesso di trattamento dei rifiuti con progettata nuova discarica di servizio/soccorso con capacità di ricezione di

  • mc, entrambi proprio in contiguità della zona su cui insistono e sono in esercizio un impianto di biostabilizzazione, un impianto di produzione di CDR e due discariche, con una capacità di ricezione di 328.000 mc di rifiuti).

La forte preoccupazione della popolazione residente nei nostri Comuni per la realizzazione, sempre nella stessa zona, di nuovi ed ennesimi impianti che costituiscono una sorgente di rischi per la salute e per l’ambiente è sicuramente giustificata anche dalla circostanza negativa che gli impianti già realizzati e le gestioni affidate per un determinato periodo di tempo poi siano stati prorogate in modo seriale, con provvedimenti amministrativi definiti di volta in volta “urgenti”, ma che continuano ad incidere negativamente di fatto sine die sempre sullo stesso territorio.

Pertanto, è del tutto evidente che, nel momento in cui vengono individuati i criteri generali per la localizzazione di tutti gli impianti di trattamento dei rifiuti, debbano essere tenuti in conto, oltre che vincoli e limitazioni di natura tecnica, sanitaria e ambientale, anche gli aspetti e gli impatti sociali ed economici sul territorio.

È altrettanto evidente che la questione posta non può essere demandata e risolta nell’ambito dei vari procedimenti amministrativi o delle conferenze di servizi che costituiscono l’iter di approvazione del singolo impianto di trattamento, ma ha bisogno di una scelta legislativa chiara, effettuata nell’ambito della competenza regionale stabilita dall’art. 196, comma 1, lettera n) del T.U.A., nella definizione dei criteri per l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti.

Alla luce di quanto sopra rappresentato, appare necessario e ragionevole che la Regione fissi un criterio finalizzato ad evitare una eccessiva concentrazione di impianti di trattamento e/o smaltimento di rifiuti in alcune aree del territorio già interessate dalla presenza cumulativa di altri impianti, soprattutto se tali aree sono poste nelle vicinanze dei centri abitati o di siti e/o strutture frequentati quotidianamente da un flusso incontrollato di persone.

Pertanto, si rappresenta la necessità e l’urgenza che nel novero dei criteri localizzativi previsti dall’art. 17 delle N.T.A. del PRGRU in fase di approvazione, nonché nell’ALLEGATO 1 alle N.T.A. (Allegato A.5.1), siano individuate come «aree di caratteristiche escludenti rispetto ad ipotesi localizzative di nuovi impianti,  ampliamenti e modifiche», anche le aree in cui sono già presenti più impianti o impianti complessi di conferimento e di trattamento di rifiuti, onde evitare una eccessiva concentrazione di tali impianti, al «fine di garantire la salute della popolazione  residente di una determinata area».

Quanto meno è necessario e urgente che tali aree siano classificate come «aree penalizzanti per ulteriori installazioni (nuovi impianti, ampliamenti e modifiche», analogamente a quanto previsto per le «aree in cui sono presenti impianti e attività a Rischio di Incidente Rilevante», anche perché è noto il fenomeno sempre più diffuso e frequente di incendi in impianti di trattamento dei rifiuti.

In conseguenza di quanto sopra, si

chiede

  • di eliminare dalla Tabella 5 “Impianti Pubblici Programmati dell’Allegato A.2.1 l’impianto di compostaggio previsto nel territorio del Comune di Cavallino, i cui atti sono stati già annullati dal Giudice Amministrativo e, comunque, sono stati annullati anche in via amministrativa da AGER con il decreto del Direttore Generale n. 22/2018 del 12.2018;
  • di intervenire in favore delle popolazioni degli scriventi comuni con un contributo economico di almeno un milione di euro per comune al fine di ridurre e ridimensionare il pluridecennale e continuo impatto sociale ed economico connesso alla concentrazione ed al cumulo di impianti di smaltimento di rifiuti nel limitrofo territorio del Comune di Cavallino.
  • di farsi carico politicamente del problema sociale cagionato dal Comune di Cavallino tramite il procedimento di approvazione dell’impianto sperimentale di trattamento dell’amianto, prima realizzato ed ultimato con SCIA pur in assenza di autorizzazione unica ambientale e, solo dopo, proposto in sede di conferenza di servizi per l’eventuale rilascio della predetta AUA, assumendo -per quanto possibile- una chiara posizione nella protesta delle popolazioni e dei sindaci firmatari del presente appello, finalizzato ad impedire il realizzarsi dell’ennesimo attacco sociale ed ambientale posto in essere dal Comune di

A tal uopo gli scriventi sindaci riuniranno i rispettivi consigli comunali in seduta congiunta presso l’aula consiliare della Provincia di Lecce alle ore 15,00 del 29.11.2019, al fine di formalizzare pubblicamente la presente proposta e dare avvio, in difetto di un suo accoglimento, ad uno stato di agitazione e di protesta civile. Alla stessa riunione parteciperanno le associazioni ed i comitati ambientalisti dei territori interessati.

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