MESSAGGIO DI NATALE 2019 DELL’ARCIVESCOVO MICHELE SECCIA

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“Lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio” (Mt 2,7)

Carissimi,
il tempo di Avvento è trascorso in fretta, appena quattro domeniche e siamo già a Betlemme per la nascita di Gesù: è Natale!
La festa più attesa da piccoli e grandi! E, mentre scrivo, immagino come in molte case ci sia già il presepe. Magari, qualcuno avrà anche provato a ignorare questa atavica tradizione, ormai superata… mentre, sono certo che in molti avrete ripreso questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare.

Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre
stupore e meraviglia, diventando come un Vangelo vivo che trabocca
dalle pagine della Sacra Scrittura.
Per questo, mi auguro che si sia trasformato in un impegno per tutta la famiglia! Un momento nel quale ciascuno avrà fatto la sua parte, ripescando l’allestimento dello scorso anno o ricercando il nuovo tra le mille opportunità che questo tempo ci offre.
Scegliendo l’ambiente più adatto, l’ingresso, la sala da pranzo…sempre dando ad esso il posto che merita, il posto d’onore con al centro la grotta della natività con il Bambino, Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello!
È un momento emozionante ed è un segno, ricordo indelebile della nostra fanciullezza, che ci aiuterà a risvegliare la nostra Fede con la gioia di ritrovarci insieme come famiglia!
Vi invito, a rileggere proprio dinanzi al presepe, in un atteggiamento di ascolto comune, almeno un racconto della nascita di Gesù tramandato dagli evangelisti Matteo (1,18-25), Luca (2,1-20) e Giovanni (1,1-18).

Un bel momento di preghiera familiare accompagnato anche dalla lettura della Admirabile Signum, la Lettera Apostolica che Papa Francesco ha firmato e consegnato durante il suo pellegrinaggio a Greccio, luogo nel quale San Francesco ha voluto la prima rappresentazione della Natività. È
così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di
gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero.
Miei cari, leggendo la narrazione matteana riscontriamo un chiaro riferimento al tema della “mensa”, che ha indotto i Padri della Chiesa a sottolineare l’attinenza con l’Eucaristia:“Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio” (Mt 2,7).
Sostiamo dinanzi a questo quadro di vita reale ben descritto dall’evangelista  Matteo, scopriamone l’importanza per la nostra famiglia e per il cammino che stiamo compiendo insieme in questo anno pastorale come Chiesa di Lecce.
Èun ulteriore e concreto invito che ci viene rivolto dal Bimbo avvolto in fasce e posto in una mangiatoia: il Verbo di Dio, nato da Maria per opera dello Spirito Santo, si presenta nella condizione umana come Colui che si offre all’umanità come Salvatore e come il Pane disceso dal cielo (cf. Gv 6).
Viene il Dio-con-noi per un rinnovamento ed una rinascita della  famiglia convocata intorno alla mensa domestica, dove si riscopre partecipe di un nutrimento che viene dal cielo: il Verbo che si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi per la nostra salvezza e redenzione.
Per questi motivi, con un grande affetto per ciascuno di voi, rinnovo l’invito a mettervi insieme, nella vostra famiglia, per fare esperienza della Parola che nutre, per meditare e riflettere ripartendo dal disegno originario di Dio che, nel meraviglioso progetto della Creazione, ha voluto la famiglia. Non dimenticatelo mai: il Vangelo letto e meditato in famiglia è come un pane buono che nutre il cuore di tutti.
Carissimi, mentre viviamo nel clima della festa – e non perché a Natale dobbiamo essere tutti più buoni ma molto più evangelicamente perché vogliamo diventare discepoli di Gesù Maestro di Carità – non
dimentichiamoci di chi il calore della famiglia e quindi della mensa
domestica non lo vivrà nemmeno in questi giorni speciali.
Sarà Natale cristiano se almeno una volta porteremo un the caldo ai “personaggi di quel presepe” che ogni notte sono Corpo di Cristo nella mangiatoia della stazione di Lecce. Se andrete a trovare magari con i bambini e con un dolce di pasta reale almeno una persona anziana o disabile “costretta” alla solitudine o ospite senza parenti in una casa famiglia. Se dedicheremo mezz’ora del nostro tempo ad amici che vivono il dramma della disoccupazione e della povertà e per i quali nemmeno un presepe costruito in casa riuscirà a sollevarli dall’angoscia. Lodevoli a tal proposito le iniziative “Piatto sospeso” ed il “Buono-regalo Happy Christmas
2019” promosse della Caritas diocesana e della Casa della Carità di cui abbiamo appena festeggiato il settimo compleanno.
Sarà, infine, Natale cristiano se invece di disprezzare l’immigrato, il diverso, il detenuto, il tossicodipendente, il ludopatico, il “povero che se l’è cercata”… proveremo noi stessi a farci carne e mensa di Speranza e, mettendoci alla prova con semplici ma rivoluzionari gesti quotidiani, daremo il nostro contributo alla profezia di una società più giusta e più umana.
Vi auguro di cuore, con affetto paterno e fraterno, di trascorrere un Santo Natale e un Sereno 2020 respirando la gioia della pace annunciata dagli angeli nell’alto dei cieli e condivisa sulla terra con e tra tutti i vostri cari.
Contemplate e adorate Gesù Bambino e ispirate la vostra vita in casa a quella della Santa Famiglia di Nazareth mentre ricevete la benedizione del vostro Padre e Pastore nella fede!

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