LECCE

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PRESA DI COSCIENZA

Siccome il Lecce ha un organico formato da molti calciatori che vantano buone doti tecniche, si pretende che, di converso, esprima un gioco brioso, godibile, che assicuri punti e spettacolo. Purtroppo quasi mai è così perché, come citato più volte, non bastano dieci Maradona, (portiere escluso), per far vincere un campionato. E’ necessario che ci sia volontà, umiltà, determinazione, grinta, senso del collettivo, insomma tutto l’occorrente che serve per fare “squadra”.

 La scorsa settimana mi è capitato di vedere sull’emittente Sky un servizio che riguardava gli attuali tre fenomeni del grande Barcellona, vale a dire Messi, Nyemar, Suarez che, nell’anno che sta per finire, hanno già superato le 125 reti, superando da soli le reti complessive segnate da altre squadre. Qualcuno ha dato giustamente i meriti a tutta la squadra, qualche altro all’allenatore, un intervistato ha detto che, con quei tre fenomeni davanti, anche lui avrebbe vinto il campionato, ma l’arcano lo ha ben spiegato Luis Enrique dicendo che questi tre supercampioni, per quanto possa sembrare strano, si sono talmente integrati da volersi addirittura bene, si frequentano con le famiglie, anche durante la settimana e non nutrono tra di loro alcun sentimento di gelosia, passandosi sempre la palla e dandola a chi è piazzato meglio per fare la migliore giocata: in pratica, il loro comportamento, privo di presunzione tendente a dimostrare chi è il migliore, ha fatto sì che si potesse dire che, il loro comportamento non tecnico ma comportamentale, ha formato la squadra, e che squadra! E se oggi solo due di questi tre fenomeni sono i finalisti per il pallone d’oro, mi riferisco a Nyemar e Messi, è solo perché si è voluto evitare che ci fossero tre blaugrana ai primi tre posti, per cui è stato escluso Suarez a vantaggio di Cristiano Ronaldo, Suarez che, però, risulta al quarto posto.

Certo non ho la pretesa di paragonare il Lecce al Barcellona, ma se non lo può essere dal punto di vista tecnico, può esserlo di esempio dal punto di vista comportamentale. E’ vero, ad Agrigento, il risultato numerico premia oltre i meriti il Lecce, ma non vi è nulla da eccepire sulla vittoria, così come non vi è nulla da eccepire sul comportamento in campo anche se ancora non ci siamo sul piano disciplinare, vds espulsione di Camisa e di uno dello staff tecnico e le ammonizioni di Curiale, Surraco e Perucchini. Quando si raggiungerà un accettabile standard di comportamento sul campo che non pregiudichi il lavoro del collettivo, allora veramente si potrà parlare di squadra.

Intanto è dall’avvento di Braglia che alla ricercata brillantezza, tentata da Asta, si è sostituita la ricerca di una sana praticità; non è un episodio che sono ormai tanti i risultati pieni con prestazioni, magari non tecniche, ma certamente vigorose; e poi, quattro punti in due trasferte consecutive non sono certo bruscolini, così come non si può sottacere che le tre reti del Lecce appartengono, per la prima volta, ai tre attaccanti. Potrebbe essere un caso, anzi forse lo sarà, però è giusto che venga tenuto nella giusta considerazione perché si spera che questo abbia un seguito, non solo nei risultati ma, soprattutto, nei comportamenti che determinano il passaggio da un organico ad una squadra.

Intanto ci si gusti questo secondo posto, si lasci perdere il discorso sulla Casertana, ma si controllino molto da vicino alcune concorrenti con ottimi precedenti nei campionati scorsi, vds. Foggia e Benevento, ed altri che, al momento, rappresentano gli outsider, come Cosenza e Messina. Proprio sabato prossimo quest’ultima verrà a Lecce per mostrare quanto vale e per noi sarà un’ottima occasione per mostrare le giuste gerarchie.

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