La Mara e “Le Giravolte” finiscono al Premio Mia Martini

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La “Mara” e “Le Giravolte” al Premio Mia Martini il brano cantato dalla salentina Lucia Minutello potrà essere votato sul sito del premio

La storia di Lecce approda al Premio con i testi di Giovanni Epifani e la musica di Leone Marco Bartolo e Pasquale Giuseppe Quaranta

Approda al “Premio Mia Martini”, alla fase preliminare di Nuove proposte per l’Europa 2016, la salentina Lucia Minutello con il singolo “Le Giravolte“. Un testo che, come riportato nel titolo, racconta del quartiere leccese delle Giravolte e di Mara, un famoso travestito, forse il primo transessuale, protagonista e icona della città fino agli anni ’90. Autore del testo è Giovanni Epifani mentre la musica è curata da Leone Marco Bartolo e Pasquale Giuseppe Quaranta.

Il brano si potrà votare fino a tre volte al giorno dal 17 al 23 luglio, direttamente sul sito del Premio Mia Martini cliccando nel riquadro in cui compare la foto di Lucia Minutello.

È un brano a Km 0, dichiara l’autore Epifani: «un labirinto di parole, dove è facile ritrovare se stessi e perdersi tra le contraddizioni del tempo e della vita, proprio come nelle Giravolte, luogo un tempo di perdizione, redento da una benedizione. La storia è quella di Mara, la Mara di Lecce personaggio controverso, capace di trasformare in carati d’oro, semplici semi di carruba. Una volta passato a miglior vita, la soglia della sua casa è stata oltrepassata dal cardinale Bertone per inaugurare un centro di accoglienza. Il punto d’incontro, l’appuntamento con la storia di questa città, che passa attraverso questi vicoli e attraverso queste storie sempre attuali. Le Giravolte così come il campanile non hanno bisogno dell’orologio per essere puntuali ad ogni viaggio.»

E di un viaggio si tratta, tra balconi corrosi e antichi mestieri peccaminosi. Lucia Minutello porta nella terra di Mimì, in occasione di questo prestigioso premio a lei dedicato, l’inedito singolo estrapolato dal suo nuovo lavoro artistico, un sipario aperto nel cuore della città dove, dichiara l’interprete: «risuonano voci, odori e colori di un tempo e luogo surreali ma eccezionalmente vicini al vivere quotidiano di sempre e di ogni dove. Un viaggio personale e collettivo in cui le ambiguità dell’essere tratteggiano il quadro della storia, la paradossale e creativa simbiosi tra sacro e profano».

 

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