La chiesa contro la mafia a taciuto.

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Roma-“Sono convinto che la Chiesa potrebbe moltissimo contro le mafie e che abbia grande responsabilità per i silenzi”.

 

don puglisidon diana

Nella relazione annuale dell’Antimafia nazionale, il procuratore Franco Roberti non fa giri di parole. “Viene ammazzato c, poi don Puglisi: reazioni zero. Siamo dovuti arrivare al 2009 per iniziare a parlarne timidamente. Ora finalmente si è mossa qualcosa con papa Francesco ma per decenni la Chiesa avrebbe potuto fare ma non ha fatto nulla. Papa Francesco ne parla apertamente ma sono dovuti passare altri 6 anni per la scomunica dei mafiosi”.
Secondo Roberti, che ha presentato la relazione con l presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi, la “priorità assoluta nella lotta a Cosa nostra “è l’arresto di Matteo Messina Denaro”, il boss latitante. “Nella situazione di difficoltà in cui si trova Cosa nostra, il venir meno anche di questo punto di riferimento potrebbe costituire un danno enorme per l’organizzazione”.
La quale, “nonostante sia stata fortemente colpita da indagini e arresti da parte delle forze dell’ordine, anche nel 2014 ha comunque continuato a dimostrare una costante vitalità nelle varie parti del territorio siciliano nelle quali è presente, a cominciare dal Distretto di Palermo”. Lo studio sottolinea come “tale analisi non coincide con indicazioni, anche autorevoli, di altri osservatori del fenomeno mafioso che teorizzano una sorta di ‘balcanizzazione’ dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra e un suo inarrestabile declino”.
“Deve peraltro confermarsi – scrive la Dna – che la città di Palermo è e rimane il luogo in cui l’organizzazione criminale esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche da essa adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall’attività di repressione continuamente svolta dall’autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria”.
Allo stato gli investigatori registrano una cooperazione di tipo orizzontale tra le famiglie mafiose della città di Palermo, “volta a garantire la continuità della vita dell’organizzazione e i suoi affari. Tra questi in particolare devono segnalarsi un rinnovato interesse per il traffico di stupefacenti e per la gestione dei giochi sia di natura legale che illegale. In tal modo l’organizzazione mafiosa nel suo complesso sembra, in sintesi, aver attraversato e superato, sia pure non senza conseguenze sulla sua operatività, il difficile momento storico dovuto alla fruttuosa opera di contrasto dello Stato ed aver recuperato un suo equilibrio”, conclude la Dna.

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