ITALIANI UN POPOLO DI SANTI POETI E NAVIGATORI

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ITALIANI UN POPOLO DI SANTI POETI E NAVIGATORI, MA NON SOLO.

Abbiamo scoperto che siamo un popolo di atleti che amano gli sport di resistenza.

In questa estate italiana, in riva al mare sotto l’ombrellone, abbiamo scoperto di essere anche un popolo che ama praticare e primeggiare negli sport dove conta il sacrificio e lo sforzo prolungato.

Nel ciclismo con Aru al Giro d’Italia e Nibali al Tour de France, nel nuoto ai mondiali di Kazan con Ruffini nella 25 chilometri di fondo e Paltrinieri nei 1500 m stile libero, ai mondiali di atletica leggera di Pechino con Pertile e Meucci nella maratona.

E’ vero, solo Ruffini e Paltrinieri nel nuoto hanno primeggiato, mentre gli altri ragazzi si sono piazzati a ridosso del primo posto o del podio. Si tratta comunque di risultati eccezionali, se si pensa che nella maratona siamo secondi solo ai Paesi africani e che, a differenza di altri Paesi, i nostri giovani non sono certo incentivati o incoraggiati a intraprendere una carriera sportiva, come quella dell’atletica o del nuoto, che può essere ricca solo di soddisfazioni personali, ma non di gratificazioni economiche.

Oggi è grande la soddisfazione di vedere sempre il nostro Aru, con la maglia rossa di leader, protagonista della Vuelta spagnola. Riempie d’orgoglio poi la medaglia d’oro del “quattro senza” azzurro ai mondiali di canottaggio di Aiguebelette in Francia: una medaglia che non arrivava da 20 anni e che è stata conquistata precedendo “potenze” come Australia e Gran Bretagna.

Fa quindi piacere vedere soffrire e sudare i nostri giovani per il raggiungimento di un risultato sportivo: è una dimostrazione che le nuove generazioni sono formate non solo da “bamboccioni”, ma da ragazzi e ragazze pieni di voglia di primeggiare e raggiungere risultati che richiedono sacrifici e sforzi eccezionali.

CGR

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