Il lutto e i bambini

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Due incontri di formazione per gestire il lutto del bambino. Un’iniziativa della Asl, della scuola e del comune di San

Cesario.

«La scuola, i bambini ed il lutto –  Quando il dolore di una perdita irrompe nel percorso di una vita», è questo il tema

del 1° percorso formativo che si è tenuto nei giorni scorsi nell’aula magna dell’Istituto Comprensivo di San Cesario di

Lecce, curato dalle  psicologhe Giovanna Fersini e Maristella Taurino e rivolto ai docenti ed ai genitori.

All’incontro, il primo di questo genere in Puglia, hanno aderito  il “Centro Hospice” della Asl, il Distretto Socio

Sanitario, le scuole di San Donato e Galugnano e l’amministrazione comunale di San Cesario che ha assegnato il

patrocinio.

«Un evento che l’amministrazione comunale ha patrocinato con convinzione – ha sottolineato il sindaco di San

Cesario, Andrea Romano –  perché la tematica è importante e consente di colmare un vuoto. Offre agli esperti gli

strumenti più idonei ad affrontare situazioni drammatiche nella vita dei ragazzi».

L’idea di dedicare un ciclo di formazione ad un tema così «spinoso» è nata dall’incontro della dirigente scolastica,

Rossella Verrienti con il primario dell’Hospice, Vincenzo Caroprese. «Mi sono resa conto – ha ricordato la preside –

che nei numerosi aspetti della formazione dei docenti c’era un vuoto. Di fronte alla morte di una persona cara come

affrontano il dolore i bambini? Come possiamo dare un supporto ai bambini colpiti dal lutto e ai loro compagni di

classe?».

A quel punto si è presentata la soluzione. «Noi abbiamo le pscicologhe esperte in “psico-oncologia” – ha proposto il

dottore Caroprese – perché non metterle a disposizione dei problemi di comunicazione della notizia luttuosa in

ambito scolastico? Anche perché – aggiunge  – in questo modo l’Hospice si apre al territorio, ne è parte integrante e

con esso si confronta».

Ma l’iniziativa, che prevede il secondo incontro il 6 febbraio prossimo, sempre a San Cesario,  non è destinata a

rimanere confinata ed episodica.

«Con questa sperimentazione partiamo da San Cesario che ci ha ospitato – prevede Rodolfo Rollo, direttore del

Distretto socio-sanitario di Lecce – Prendiamo nota dell’interesse che suscita per poi estendere l’iniziativa ad altre

realtà. Questo tipo di incontri rientra nei servizi alla famiglia e alle relazioni con i figli. Significa – aggiunge – dare una

mano ai genitori per condividere in modo costruttivo eventi luttuosi che rischiano di incidere negativamente sullo

sviluppo armonico del nucleo familiare».

«Quando un genitore scopre di essere ammalato di tumore, di solito al bambino non viene mai detto», ha spiegato la

dottoressa Fersini, psicologa all’Hospice, «Poi quando la malattia si aggrava la famiglia e i genitori sono costretti a

farlo sapere. Quindi la mancanza di informazione all’inizio della malattia si  può trasformare in un trauma, perchè il

bambino non è stato preparato per tempo. In genere il genitore superstite, compreso nel suo dolore,  non è in grado

di aiutare il bambino. Il consiglio è di affidarlo a professionisti preparati per affrontare il lutto e la fase di

elaborazione che avviene di solito 6 mesi dopo il decesso».  E aggiunge, «Quando un bambino ha difficoltà, non

riesce a concentrarsi a scuola, non dorme la notte, è sempre affaticato e nervoso, si chiude in se stesso, non

frequenta i coetanei allora vuol dire che  c’è un lutto complicato e quindi è opportuno intervenire».

La dottoressa Taurino ha affrontato il tema “Come vive il lutto  un bambino?”. «I pensieri che si affollano nella

mente di un bambino – spiega la psicologa – possono essere fonte di sensi di colpa. Il piccolo potrebbe ritenersi

responsabile della morte del genitore, magari perché si era arrabbiato con lui. Ecco perché è importante non lasciare

i bambini da soli con questi fantasmi, ma aiutarli a esprimere quello che stanno pensando e vivendo a livello di

sentimenti di tristezza o di solitudine per la mancanza della persona cara. E’ importante – aggiunge – dire la verità e

non nascondere l’evento, approcciandosi a seconda dell’età evolutiva del bambino al quale si deve far sentire la

propria presenza e tutto il supporto. Ed è importante che sia il genitore a comunicarlo».

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