Il dialetto nella popular music, il cantautore Mino De Santis “diventa” tesi di laurea

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Il dialetto nella popular music, il cantautore Mino De Santis “diventa” tesi di laurea

Le canzoni di Mino De Santis diventano oggetto di una tesi di laurea e sbarcano in Università. Merito di una giovane e brillante studentessa di Lecce, Biancamaria De Santis che, nonostante il cognome, non è parente del cantautore di Tuglie bensì una sua grande fan.
“Due anni fa ho scoperto le canzoni di Mino De Santis grazie a mio padre che aveva un suo cd in auto e mi ha colpito sin da subito – ci ha raccontato Biancamaria, 22 anni, studentessa in Beni Culturali all’Università Tor Vergata di Roma con una passione per la musica che coltiva sin da piccolissima. “Mentre ascoltavo qui brani mi sono resa conto che sono così diversi dalla musica che ascolto di solito eppure sanno coinvolgere chi ascolta,” racconta la studentessa. Un “caso strano” visto che la lingua usata dal cantautore salentino suona ostica ai più giovani, piena zeppa com’è di termini del dialetto salentino arcaico.
Proprio quest’aspetto è il tema centrale della tesi di laurea in Popular Music che Biancamaria discuterà il 30 marzo prossimo: “L’uso del dialetto salentino nei repertori di popular music: il caso del cantautore Mino De Santis”. Lo studio prende in esame soprattutto due canzoni del primo album,“Scarcagnizzu”, di De Santis: “Salentu” e “Arburu te ulie” .
“Non solo molti termini derivano dal greco e dal latino ma anche la metrica, l’insieme delle parole con la musica, segue degli schemi arcaici – spiega la laureanda leccese. Antico e nuovo che si fondono: “Il dialetto salentino è vivo più che mai e dimostra la sua forza espressiva proprio in queste canzoni: alcuni stati d’animo, idee e impressioni non sarebbero state altrettanto efficaci se dette in italiano”.

La musica salentina non è solo pizzica e taranta e anche la professoressa Serena Facci,relatrice della tesi di laurea, è stata ben contenta di scoprirlo: “Quando le ho proposto l’argomento mi ha subito detto di sì – sottolinea Biancamaria De Santis, contenta di aver portato con orgoglio un pezzo della sua terra nel vasto mondo degli studi accademici.   

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