Farmaci e depressione

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Efficacia, sicurezza e modelli funzionali nel trattamento farmacologico della depressione

La depressione può portare al suicidio. A rischiare di più sono gli anziani ultra 85enni con patologie invalidanti; quelli che hanno avuto un lutto recente e chi ha un dolore fisico non gestito.

Sono le indicazioni emerse nel Corso di formazione che si è tenuto oggi presso il Polo didattico della Asl, dal titolo «Efficacia, sicurezza e modelli funzionali nel trattamento farmacologico della depressione».

Ha presentato l’evento il dottore Serafino De Giorgi,responsabile del Dipartimento di Igiene Mentale della Asl, che ha invitato a Lecce due tra i massimi esperti italiani nel trattamento della depressione:

claudio vampini

il professore Claudio Vampini,del Dipartimento di salute mentale e dell’Università di Verona

andrea fagiolini

e il professore Andrea Fagiolini, direttore del Dipartimento interaziendale di salute mentale dell’Università di Siena.

«Gli anziani sono in aumento e affluiscono sempre più numerosi ai servizi psichiatrici pubblici – spiega il professore Vampini – Sono soggetti nei quali la depressione si manifesta in modo spesso non immediatamente riconoscibile. Spetta al clinico identificare i sintomi e curare con i farmaci appropriati, commisurati alle esigenze del paziente».

«In questo corso passiamo in rassegna tutti i nuovi farmaci, usciti da poco – ha annunciato il professore Fagiolini – e quelli che usciranno a breve, molto promettenti e già in fase di sperimentazione. Ma anche i vecchi farmaci per studiarne le caratteristiche cliniche».

Il corso sul trattamento della depressione fa parte di una strategia formativa a largo raggio del Dipartimento di Igiene mentale della Asl.

«Il corso si inserisce in un percorso che la Asl di Lecce sta sviluppando da 10 anni», ha spiegato il dottore De Giorgi, «Siamo di fronte al vero aggiornamento degli operatori del Dipartimento, considerato che la depressione è una patologia molto diffusa e che diventerà la 2^ malattia più importante al mondo».

Un altro rischio, è stato rilevato, è l’approccio con il paziente anziano, che deve essere trattato con maggiore cautela; se del caso farmacologicamente, ma con dosaggi personalizzati.

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