Cinema Teatro dei Trulli Alberobello

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PROGRAMMAZIONE DAL 4 Febbraio a Mercoledì 10

Giovedì 4 febbraio

CHIUSURA PER RIPOSO

Da Venerdì 5 a Mercoledi 10 febbraio

DORAEMON: NOBITA E GLI EROI DELLO SPAZIO(spettacolo ore 17:30)

Una dimostrazione di forza della saga, imperturbabile a ogni mutamento della contemporaneità ma troppo poco innovativa per andare oltre il pubblico dei fan

Doraemon

 Nobita scopre che gli amici-nemici Gian e Suneo stanno girando un film insieme alla graziosa Shizuka, in cui interpretano dei supereroi dello spazio. Per partecipare al film in un ruolo diverso dal mostro Nobita ricorre a Doraemon e ai suoi poteri: tutti felici e contenti, almeno finché non incontrano Aron, un alieno disperato per le sorti del suo pianeta, minacciato dai Pirati dello Spazio.

Per il 35.mo anniversario dalla prima apparizione del personaggio e il decimo dal primo film sul gatto magico, Doraemon torna su grande schermo e sbanca nuovamente il botteghino nipponico. Più di cinque milioni di dollari nel solo weekend di apertura, a riprova di un feeling che non si spezza tra pubblico e franchise. Nobita e gli eroi dello spazio è quasi una dimostrazione di forza della saga del gattone blu, imperturbabile a ogni mutamento della contemporaneità.
Benché il nuovo Doraemon attinga a piene mani dal supereroismo Marvel (Shizuka ha i poteri di Tempesta e sono molteplici i riferimenti ai Guardiani della galassia), il pattern fondamentale dell’anime rimane quello di sempre: Nobita, timido e impacciato, ha bisogno di Doraemon e dei suoi gadget insoliti per uscire dai guai e riscattarsi dai soprusi del manesco Gian e del ricco Suneo. Unico sostanziale elemento di novità il ruolo del cinema come aggregatore e fabbrica dei sogni per i bambini, di per sé rivelatore dell’effettiva età anagrafica del gattone blu. I poteri magici di Doraemon si scatenano soprattutto nella messa in scena del film di fantascienza dei ragazzi, girato da un simpatico panino-regista che ripropone tutti i cliché tradizionalmente associati al mestiere, dal megafono onnipresente al carattere irascibile e bizzoso.
Leggendo tra le righe, si può scorgere una velata riflessione sulle potenzialità del cinema do it yourself, ormai alla portata di tutti, e sull’immutato fascino del cinema “tradizionale”, incarnato dal panino-regista. Fin tanto che permane l’impossibilità di distinguere chiaramente tra realtà e finzione Doraemon il film: Nobita e gli eroi dello spazio invita al sorriso: la rivelazione dell’alieno Aron, sorta di incrocio tra Topolino e un Teletubby, riporta invece il film sui binari della più classica avventura di Nobita e soci, benché in salsa spaziale, annegando il tutto nella prevedibilità più assoluta. In sostanza troppo poco di innovativo per andare al di là di un pubblico di fan immarcescibili e neofiti senza pretese.

BELLE E SEBASTIEN: L’AVVENTURA CONTINUA(spettacolo ore 19:30)

Belle_e_Sébastien

 La vicenda è ambientata all’inizio del XX secolo: in un paesino francese di alta montagna posto sulle pendici dei monti Pirenei, proprio a ridosso del confine con la Spagna, un bambino di sette anni di nome Sébastien vive assieme al nonno adottivo e accudito dalla nipote di lui. Il piccolo non ha molti amici e viene tenuto a distanza in quanto, non avendo la madre e non frequentando le scuole, è spesso preso crudelmente in giro dagli altri ragazzini.

Un giorno Sébastien incontra un enorme cane da montagna dei Pirenei bianco accusato ingiustamente di terribili misfatti e che tutti gli abitanti del villaggio mostrano di temere, pertanto cercano di catturarlo. Il cane, che si rivela essere una femmina, verrà chiamato Belle (Jolie nella versione originale dell’anime) dal bambino e diventerà subito il suo migliore amico.

Per salvare il cane pastore da un ingiusto destino di morte, Sébastien lascerà la sua famiglia adottiva ed inizierà un lungo viaggio verso la Spagna in compagnia di Belle e dell’altro suo cagnolino Pucci; vivrà quindi numerose avventure nascondendosi dalla polizia, alla ricerca della madre da lungo tempo perduta, sicuro del fatto che sia ancora viva.

I due amici dovranno via via vedersela con tutta una serie di tipi poco raccomandabili, imbroglioni e ladri, che tenteranno di far loro del male e di rubare il grande cane al bambino con l’intento di rivenderlo o per altri loschi scopi. Ma conosceranno altresì lungo il cammino anche una varietà di buone persone che sinceramente cercheranno d’aiutarli.

L’ABBIAMO FATTA GROSSA (spettacolo ore 21:15)

L'abbiamo fatta grossa

 Arturo è un investigatore privato così male in arnese da inseguire i gatti scappati dalle case altrui e da abitare presso una vecchia zia col mito del marito defunto. Yuri è un attore di teatro che, da quando la moglie l’ha lasciato, non ricorda più le battute: dunque si ritrova disoccupato e senza un soldo. Le strade di Arturo e Yuri si incontrano quando l’attore chiede all’investigatore privato di pedinare per lui l’ex moglie e il suo nuovo compagno. Ma quando i due macapitati, invece di registrare una conversazione fra i due innamorati, intercettano un dialogo ambiguo e fuorviante le cose si ingarbugliano e si innesca un gioco degli equivoci che costringerà la “strana coppia” Arturo-Yuri a rocambolesche avventure e improbabili travestimenti.
Carlo Verdone si lancia in questo nuovo progetto, da lui diretto, interpretato e sceneggiato insieme a Pasquale Plastino e alla new entry (per un film di Verdone) Massimo Gaudioso, assicurandosi che la commedia nasca più dalle situazioni che dalla capacità dei due attori protagonisti di creare gag e improvvisazioni comiche. Sarebbe una buona idea, se non ci fosse una sorta di vizio di forma: Verdone e Albanese, fisicamente, sono molto simili (a cominciare dal fatto che entrambi “non usano il phon dal 1982”), e la sceneggiatura avrebbe dovuto fare ampiamente leva su questa somiglianza per creare un rapporto a specchio fra due opposti, in cui uno fosse il dark side dell’altro. Invece la comicità dei due, con qualche variante regionale, è uniformemente segnata dalla stessa vena maliconica (intuibile fin dalla musica che accompagna i titoli di testa) e la costruzione dei due personaggi non è abbastanza polarizzata, né abbastanza sovrapponibile: i due non sono né contrari, né identici (anche se declinati in modo diverso).
Anche la professione di Yuri non viene sufficientemente utilizzata a scopo comico: ci si aspetterebbe che Yuri si butti a capofitto nelle incarnazioni che l’equivoco di volta in volta richiede, invece è Arturo quello più pirotecnico e pronto a improvvisare. Il risultato è che Verdone, qui in grande forma comica, giganteggia su Albanese, che finisce per apparire come la spalla del comico romano. E Verdone una spalla nel film ce l’ha già, molto più efficace: è la giunonica Lena, interpretata dalla cantante lirica armena Anna Kasyan, vera scoperta del film. Kasyan ha tempi impeccabili, un’esuberanza e una comicità fisica istintive che travolgono immancabilmente Arturo-Carlo, ben felice di lasciarsi investire, o di opporre al fiume in piena della donna il suo miglior cialtrone e il suo miglior nevrotico. La trama è divertente ma non raggiunge mai l’effetto valanga comico che una farsa, come dovrebbe essere questa, ha bisogno per sfondare, e si limita a farci sorridere per l’Arturo reminescente del Sergio di Borotalco (quello del “cargo battente bandiera liberiana”) o per lo Yuri che chiede “scusissima” a tutti.
Solo negli ultimi venti minuti il film diventa quello che avrebbe potuto essere: una satira dolente e assai politica dell’Italia di oggi, in cui le brave persone si muovono con difficoltà sempre crescenti. Straziante (e ficcantissimo) l’elenco delle cose che Yuri e Arturo farebbero se avessero un po’ più di denaro, amarissima la loro rivincita finale sul cinismo del mondo, quel mondo in cui la maggior parte della gente non ha mai visto un pezzo da 500 euro, così che chi ne maneggia a centinaia ha campo libero per fregare tutti gli altri

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