CENTRO ANTIVIOLENZA RENATA FONTE

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Il Centro Antiviolenza “Renata Fonte” di Lecce con il patrocinio del Comune di Lizzanello presenta la mostra fotografica PROTAGONISTE

Atrio Municipio di Lizzanello, piazza San Lorenzo 09 e 10 agosto 2016 dalle ore 19.00 alle ore 22.00

Gli scatti diventano lo strumento per abbracciare le “storie altre” e dare la forza di dire Basta! Questi scatti raccontano il corpo, la mente, la normalità, in una storia di riappropriazione dell’essere donna.

Sul territorio per promuovere la cultura della non violenza, sensibilizzare le nuove generazioni e scuotere le coscienze di tutti, tra la gente, per le Donne.

L’Associazione Donne Insieme – Centro Antiviolenza “Renata Fonte” di Lecce, presenta la mostra “Protagoniste”, realizzata con la preziosa collaborazione delle fotografe Monica Taveri e Donatella Stella. Una mostra che percorrerà le vie, le strade, le piazze dei paesi della provincia ed entrerà nel cuore di tutti, cittadini e cittadine che devono urlare il loro “NO alla Violenza di Genere”.

“Protagoniste” sarà presente il 09 e il 10 agosto p.v., dalle ore 19.00 alle ore 22.00, nell’atrio del Municipio di Lizzanello, in piazza San Lorenzo.

Il Comune di Lizzanello – Assessorato ai Servizi Sociali e Assessorato alle Pari Opportunità – ha condiviso l’iniziativa e concesso il patrocinio ad un progetto che nasce proprio dalle Donne del Centro, che si sono proposte per rappresentare il loro percorso di “emancipazione” dalla violenza, trasformando la loro esperienza di “consapevolizzazione” in immagine.

Uscire fuori dal contenimento rappresentato dagli ambienti del Centro diventa un modo per rappresentare la Forza di cui si sono appropriate le Donne che hanno scelto di “metterci la faccia”.

La mostra fotografica, in questo caso, non è uno strumento puramente ‘artistico’ di rappresentazione della realtà, ma è uno strumento di comunicazione per evidenziare come il fenomeno ‘violenza’ spesso rappresentato nelle sue forme acute, può ed è puntualmente presente nella nostra ‘normalità e quotidianità’ .

I gesti, i volti, i movimenti, sono quelli di donne normali, possono essere volti del genere femminile senza nessun tipo di connotazione di abuso, anche se, magari, per anni lo hanno vissuto.

La foto rappresenta quello che si può essere, quello che si può manifestare, la possibilità di essere ‘donna’ senza avere timore del giudizio di nessuno, la possibilità di essere corpo senza giudizio, legame, abuso, negazione.

La foto rappresenta, quindi, un messaggio di ‘essere’ nella consapevolezza dell’essere protetta e dell’essere forte della propria libertà e dignità riconquistata, anche nei piccoli gesti, nei movimenti, nel pensiero. Perché chi ‘guarda’ comprenda che essere vittima di una violenza sessuale o di una storia di violenza domestica non è associato solo a lividi, ferite, tagli. Quello avviene, ma poi il corpo restituisce naturalmente dignità al corpo cancellando i segni. E quelle donne ritornano ad essere come milioni di altre donne. Il pensiero, invece, ha necessità di ‘conservare i segni’ cosicché quelle situazioni non si presentino più,  per difesa. E quei segni della mente sono diversi dai segni del corpo. Per farli andare via  non è necessaria la fisiologia del corpo, ma è necessaria la fisiologia della mente: l’autonomia, la solidarietà e una società civile.

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