Banca di credito cooperativo Terra d’Otranto

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La Scu condizionò il rinnovo del consiglio d’amministrazione della banca

«C’è gente fiacca che ve lo consiglia». Il condizionamento del clan di Monteroni della Sacra corona unita sul voto di maggio del 2014 per il rinnovo del consiglio d’amministrazione della Banca di credito cooperativo Terra d’Otranto. Ed anche sulla tenuta della maggioranza dell’amministrazione comunale di Carmiano. Sostiene questo l’inchiesta chiusa dal pubblico ministero della Procura di Lecce, Carmen Ruggiero. Quella inchiesta con la prima discovery il 14 maggio del 2014 con le perquisizioni ed i sequestri nella sede di viale Leopardi, a Lecce, dell’istituto di credito.

Dieci gli indagati. Otto i capi di imputazione. E in ognuno compare da solo o in concorso con altri, il sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta, 48 anni, indicato come amministratore di fatto della banca. Risponde di estorsione aggravata dal metodo mafioso, tentata e consumata. Violenza privata, tentata concussione ed anche di aver raccolto deleghe in bianco da decine di soci senza essere stato autorizzato dagli stessi. Tutto per – sostiene l’inchiesta condotta dalla Procura con i carabinieri del Ros e della Compagnia di Campi Salentina, per consentire al fratello Dino di ottenere la presidenza a scapito dell’altro concorrente Giulio Ferreri Caputi. Ottenne il 70 per cento dei voti, Dino Mazzotta: 1.700 su 1.950.

Gli otto indagati sono Giuseppe Caiaffa, 57 anni, di Carmiano, consigliere uscente; Ennio Capozza, 62 anni, di Lecce, visurista a contratto per la banca; Tommaso Congedo, 42 anni, di Monteroni, direttore di filiale; Luciano Gallo, 50 anni, di Martano; Dino Mazzotta, 42 anni, di Carmiano; Giancarlo Mazzotta, 48 anni, di Carmiano; Giovanni Mazzotta, 53 annui, di Monteroni, conosciuto con il soprannome di Gianni Conad”; Saulle Politi, 46 anni, di Monteroni; Italo Potì, 82 anni, di Melendugno; e Maria Grazia Taurino, 53 anni, di Carmiano, addetta ai mutui.

La prima contestazione è di violenza privata aggravata dal metodo mafiosa. Ne rispondono Giancarlo Mazzotta e Giovanni Mazzotta, ossia quel “Gianni Conad” con alle spalle una condanna definitiva per mafia: nell’autunno del 2013 avrebbero fatto pressioni su un consigliere della maggioranza retta da Giancarlo Mazzotta stesso, affinchè non si dimettesse.
Ci sono poi due episodi  di estorsione tentata e consumata, aggravate anche queste dal metodo mafioso: per costringere quattro soci a non sostenere Ferrieri Caputi.

Si inserisce nell’ottica del rinnovo del consiglio d’amministrazione della banca, l’ipotesi di reato di tentata concussione: ad un geometra socio della banca, Giancarlo Mazzotta avrebbe prospettato problemi per ogni pratica pendente al Comune di Carmiano, se non avesse sostenuto il fratello Dino.

Ancora un tentativo di estorsione. Ne rispondono Giancarlo Mazzotta ed Ennio Capozza: un socio si sarebbe sentito rivolgere minacce di trasferimento della moglie in una sede lontana della banca, se non si fosse allineato con Dino Mazzotta.

Ed ancora: strumento di pressione sui soci sarebbero stati anche i mutui. Per questo Maria Grazia Taurino risponde di concorso in tentata estorsione con Giancarlo Mazzotta.

Un’altra tentata estorsione con il metodo mafioso. Contestata anche questa a Giovanni Mazzotta ed a Giancarlo Mazzotta. Con una telefonata ad un socio per chiedere di consegnare loro la delega al voto.

Infine decine e decine di false autenticazioni delle firme dei soci che avevano accettato di votare per la lista capeggiata da Dino Mazzotta. Di questo rispondono Giancarlo Mazzotta, Dino Mazzotta, Tommaso Congedo, Giuseppe Caiaffa ed Italo Potì.

Sono le conclusioni dell’avviso notificato questa mattina agli indagati. E rappresentano la sintesi di centinaia di ascolti di “persone informate sui fatti”. Tocca ora a i diretti interessati e alle difese prospettare un’altra verità. Di questo si stanno occupando gli avvocati difensori Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta, Laura Minosi, Filippo Orlando, Massimo Bellini, Luigi e Roberto Rella, Salvatore Pino, Paolo Pepe, Roberto Ruggiero e Carlo Sariconi.

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