Andrea Guido sulla vicenda Xylella fastidiosa

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Siamo convinti del fatto che abbiamo il dovere di continuare a ricercare soluzioni alternative prima di giungere a interventi così estremi come l’eradicazione e l’uso dei pesticidi. Tale soluzione dovrebbe essere l’ultima spiaggia e non il punto di partenza per fronteggiare l’emergenza. Il Piano Silletti è pieno di contraddizioni tecniche che mal si conciliano sia con la cura degli alberi di olivo sia con la salute dei cittadini. Occorre evidenziare, infatti, come le analisi effettuate finora, i cui risultati hanno generato il piano d’intervento in questione, siano state effettuate esclusivamente dallo I.A.M.B. e dall’Osservatorio Fitosanitario Regionale, escludendo quindi i vari istituti di ricerca pubblici ed universitari sia nazionali che internazionali, tra cui l’Università del Salento, eccellenza del territorio. Ma, soprattutto, devo rilevare che i risultati di questi studi, ad oggi, non sono ancora state rese pubbliche, né alla collettività né alla comunità scientifica. Da questo clima di mancanza di chiarezza, emergono contraddizioni nelle diverse dichiarazioni ufficiali: gli Uffici Regionali ritengono infette circa 1.000.000 di piante di olivo. Ma l’Audit della Unione Europea pubblicato nei primi giorni dei marzo e, riferito fino a novembre scorso, registrava ufficialmente solo 234 piante di olivo. E’ chiaro quindi come questo esiguo numero non sia tale da giustificare misure di intervento così drastiche, come quelle anticipate dalle D.D.S. della regione Puglia n° 3/2015 e n° 10/2015 e rese esecutive dal Piano Silletti. L’uso massiccio dei fitofarmaci, così come previsto dal Piano in questione, porta con se innumerevoli rischi per la salute umana e per l’equilibrio dell’ecosistema insieme. Non possiamo ignorare il ruolo primario che i fitofarmaci hanno tra le cause tumorali per l’uomo, con le seguenti problematiche al sistema immunitario, riproduttivo, endocrino, neurologico e cognitivo. Né possiamo far finta di non sapere che l’uso di tali prodotti chimici, nella fattispecie diserbanti e pesticidi, porterà gravi danni all’ecosistema acqua-aria-suolo e alle catene alimentari del nostro territorio. La recente decisione del Tar di Lecce di sospendere l’eradicazione degli ulivi ritenuti infetti in un terreno di Oria, dopo il ricorso presentato dal proprietario del fondo, non può che avallare le mie posizioni in merito alla vicenda. Il tribunale amministrativo leccese, infatti, ha dovuto accogliere immediatamente il ricorso proprio perché non vi era alcuna prova scientifica d’infezione da batterio sulle piante in questione. Ed è questo il punto focale della questione: le eradicazioni sono previste solo sulla base di semplici esami visivi, nulla di scientifico. Paradossalmente, è come se il nostro medico ci diagnosticasse con certezza un male incurabile tenendo in considerazione solo il nostro aspetto senza approfondire con le dovute analisi cliniche. In conclusione le manifestazioni di piazza come quella di ieri sono importanti per il coinvolgimento dell’opinione pubblica ed è un bene che la gente abbia risposto con la partecipazione attiva all’evento. L’ulivo, infatti, non è solamente una delle nostre piante da reddito più produttive, ma rappresenta anche un’icona del nostro paesaggio e della nostra storia. Per questo merita che vengano adottate tutte le misure possibili al fine di pervenire ad una soluzione che possa conciliare le esigenze di prevenzione dei rischi fitosanitari con quelle legate alla tutela del nostro paesaggio ed agli aspetti produttivi. Questo nel minor tempo possibile.

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