ADRIANA POLI BORTONE

0
129

ADRIANA POLI BORTONE

Con rammarico devo registrare che negli ultimi anni, a parte alcuni progetti già iniziati dal 2006 (ex agostiniani, mura urbiche, ad esempio ) il tema della manutenzione e fruizione dei beni culturali della città è stato trascurato. Penso, al Must, quello che sarebbe dovuto essere il Museo Storico della città di Lecce, nell’ex convento delle Clarisse, per il quale il prof. Francesco D’Andria, con la consueta precisione, aveva sollecitato l’attenzione dell’ex sindaco Salvemini e l’ex assessore Agnolì senza, purtroppo, ricevere un riscontro alcuno. La vicenda parte dal 15 maggio 2002 (17 anni addietro ormai!)allorché il Comune di Lecce, la Direzione Generale per gli Archivi, la Fondazione Memmo e  l’Università del Salento sottoscrissero un protocollo d’intesa finalizzato alla realizzazione, nell’ex convento di Santa Chiara, del Museo Storico della città di Lecce “. Uno spazio  vocato a “raccontare” la storia della città abbracciando ben tre millenni: idea progettuale rafforzata   dalle interessantissime indagini archeologiche effettuate nell’ambito del progetto “Lecce sotterranea”, indagini che avevano condotto alla “scoperta” di una magnifica stratificazione di culture, che andava valorizzata non solo per le ovvie finalità del turismo culturale ma anche, direi soprattutto, per rafforzare la coscienza identitaria dei cittadini.

A tale finalità furono ricercati  e reperiti notevoli canali di finanziamento che consentivano la fruizione dello splendido  edificio. Attraverso la partecipazione del bando PoFers Puglia 2007- 2013 “ Riqualificazione e  valorizzazione del sistema museale” ottenemmo, con gioia, un finanziamento grazie al progetto musicologico del Must,  elaborato da un comitato scientifico di grandissimo spessore di cui facevano parte oltre il prof.  d’Andria i prof. Benedetto Vetere, Paul Arthur e Semeraro, l’arch. Rossi e Vincenzo Cazzato.
Nonostante il tanto impegno progettuale e l’ottenimento di un finanziamento finalizzato, le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno inteso mutare la destinazione dell’immobile e “confinare” l’ambizioso progetto in una limitata aria espositiva del primo piano! Sicché dell’originario dettagliato progetto di allestimento è stata realizzata solo la installazione video dell’anfiteatro romano e dell’ipogeo Palmieri. Ma ciò che è più preoccupante e il dover constatare che, a seguito della rimodulazione del progetto, riguardante le sezioni messapica, romana e medievale, furono identificati ben 244 il reperti da esporre depositati come ricorda il prof. D’Andria   presso il rettorato e il Dipartimento Beni Culturali dell’Università del Salento, il Musa e, il museo provinciale, l’anfiteatro di Lecce e del castello Carlo V. Quindi il 13 ottobre del 2015  i reperti furono trasferiti presso il MUST  e sistemati nei locali. Ad oggi, nonostante le sollecitazioni dell’Accademico dei Lincei,  prof. D’Andria, il progetto si è interrotto, le tre sezioni non sono ancora aperte al pubblico e i reperti di uno straordinario valore artistico e storico giacciono depositati nei locali del Must non solo privi di indicazione in merito alla destinazione delle sezioni, ma, quel che è peggio, privi di condizioni di controllo e sicurezza, con tutte le normali conseguenze di grave responsabilità della loro tutela (rispetto a furti o danneggiamenti ) ricadenti sull’amministrazione comunale leccese. E’ triste dover constatare che tutti gli altri musei del Salento e di Puglia, finanziati con fondi dello stesso FERS Puglia, siano stati ormai correttamente completati e regolarmente inaugurati e fruiti ed il museo della città di Lecce sia stato così colpevolmente trascurato! Lecce  che era e dovrà essere ancora città d’arte! Questa vicenda apre, tra l’altro, uno spaccato interessante sull’eventuale utilizzo improprio da parte dell’amministrazione comunale leccese di fondi finalizzati. Penso al Fers, ma anche alla mia legge speciale per la valorizzazione del barocco leccese (500.000 € all’anno per ben 15 anni), la tassa di soggiorno e via dicendo. Finanziamenti e tasse di scopo che dovranno essere attentamente scandagliati per rilevare se ci sono stati o meno “dirottamenti” verso altre finalità di spesa. Quanto alla visione della valorizzazione dei beni culturali  ritengo sempre più valido il progetto da me lanciato negli anni scorsi (ed oggi parte del mio programma elettorale) di “Lecce parco archeologico urbano aperto”, eccezionale attrattore turistico e testimonianza identitaria.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.