14 mesi di sperimentazione per il progetto Saracen condotto su 45 bambini autistici

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I risultati degli studi condotti sull’applicazione di robot sociali nella terapia di bambini affetti da ADS sono pienamente positivi: lo staff di Saracen pronto ad andare avanti.

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Si sono conclusi i 14 mesi di sperimentazione condotti dal team di Saracen, soggetto vincitore del “Bando Smart Cities and Communities and Social Innovation”, P.O.N. “Ricerca & Competitività” 2007-2013 per le Regioni della convergenza e sostenuto dal Ministero dell’Istruzione , dell’ Università e della Ricerca e del Ministero dello Sviluppo Economico e svolto interamente in Puglia: per più di un anno, infatti, sono stati analizzati  gli effetti che la tecnologia, in particolare la robotica, poteva avere su bambini affetti da autismo. Il carattere innovativo dei robot sociali Saracen consiste, infatti, essenzialmente nella loro capacità di interagire autonomamente con il bambino e, inoltre, di contribuire alla diagnosi precoce e al monitoraggio della malattia, sfruttando il fattore tecnologico, dal quale i piccoli affetti da autismo sono indubbiamente attratti.

Nell’ambito applicativo proposto dal progetto SARACEN, oltre ad aiutare la terapia con esercizi adeguati e conformi ai protocolli terapeutici adatti al livello di patologia del bambino, il focus è stato incentrato anche sull’interazione con l’utente, al fine di aiutarlo nel migliorare le principali problematiche relative alla comunicazione, alle relazioni con le persone e di minimizzare il rifiuto del bambino verso il robot, causato ad esempio da azioni non adatte alla condizione umorale del soggetto. I risultati ottenuti sui 45 bambini monitorati sono stati pienamente positivi, soprattutto se analizzati all’interno di un contesto, quello italiano, che ancora sta muovendo i suoi primissimi passi nell’applicazione delle tecnologie nel sostegno di bambini con autismo.

Innanzitutto i soggetti autistici spesso interagiscono meglio con partner robot anzichè con un umano; alcune volte i pazienti con ASD hanno nei confronti del robot atteggiamenti che pazienti normodotati hanno verso gli umani; durante una sessione robotica i bambini con asd mostrano una diminuzione dei comportatmenti stereotipati e ripetitivi; i robot hanno fornito ai terapisti e ricercatore un mezzo per entrare in contatto più facilmente con i soggetti autistici. I risultati raggiunti da questi 14 mesi di sperimentazione confermano quanto ipotizzato in fase di progettazione: i robot sociali rappresentano un promettente aiuto alla ricerca e alla terapia di bambini affetti da autismo. E’ questo quanto affermato dal CNR- Istituto di fisiologia clinica di Messina, all’interno del quale è stata svolta la ricerca. Dire che la terapia con robot funziona non significa dire che risolve il problema dell’autismo, ma che fornisce un mezzo a terapisti e ricercatori per entrare più facilmente in contatto con i soggetti autistici. Un primo passo che ci fa ben sperare per il futuro.

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